“Tempo per leggere”: i libri recensiti nella terza stagione (2021-2022)

Acquerelli di Luigi Simonetta

“Tempo per leggere”: i libri recensiti nella terza stagione (2021-2022)

Corinna Luyken, Il libro degli errori. Corinna Luyken – l’abbiamo conosciuta con l’albo Il mio cuore – è anche qui autrice e illustratrice, ma soprattutto io narrante che affabula il lettore con i tratti delle sue matite mostrandosi come io narrato, mano protagonista delle incaute sbavature d’inchiostro che prendono possesso dei suoi intenti di illustratrice chiedendole una continua riformulazione della storia immaginata, una costante revisione del progetto e del processo di creazione. Già il risguardo di apertura rivela l’impronta della storia. Le macchie d’inchiostro parlano dell’incidente, del caso, dello sbaglio fortuito, della distrazione; sono un richiamo all’umana imperfezione in un mondo che ci sollecita di continuo a rispondere a uno standard sempre più alto di richieste, esigenze, sollecitazioni, a controllare tutto, a gettar via ciò che non è adeguato, non risponde alle richieste imperanti.

Daniela Iride Murgia, L’attesa.  È un albo scritto e illustrato da Daniela Iride Murgia, pubblicato nel 2015. La copertina cartonata si presenta con un accentuato aspetto vintage nei colori opachi dell’alfabetiere appeso alla parete e nelle sue illustrazioni dolci e fiabesche. Davanti alla parete un bambino dalle guance di velluto, armato di arco e piumino, inventa imprese temerarie stando a cavalcioni del suo cane a dondolo

Daniil Charms, La corsa degli animali. Con la lettura dell’albo illustrato La corsa degli animali invitiamo i lettori, piccoli e grandi, a fare un salto nel nonsense. Non è difficile del resto prevederlo quando l’autore è lo scrittore russo Daniil Charms, nato a San Pietroburgo nel 1905 e morto, forse di fame, nel 1942 durante l’assedio di Leningrado. La corsa degli animali ha il pregio di offrire ai piccoli lettori  un ingresso giocoso e leggero al fenomeno delle avanguardie letterarie, cioè, per dirla in breve, quei movimenti intellettuali e culturali che sganciano la letteratura dal suo rapporto di modello e imitazione del mondo per dare consistenza alla lingua e al segno come sistemi a sé stanti e fanno altrettanto con i procedimenti letterari: rompono gli schemi narrativi e ciò accade nel nostro albo.

Giovanna Zoboli, Joanna Concejo, L’angelo delle scarpe. Chi è l’uomo dall’apparenza malconcia che brilla sul balcone di Simone? L’ossimoro dell’angelo avanti negli anni, figura di luce stanca e triste di solitudine e d’abbandono, è lo specchio della condizione del piccolo Simone. Il bambino vive in una condizione di isolamento soprattutto interiore a causa del padre, il “re delle scarpe” che non si fa scrupolo a creare condizioni di mercato vantaggiose per la sua produzione. È costantemente impegnato nel suo lavoro, un esempio per quelli che lo conoscono e che hanno a che fare con lui. Pensa  all’azienda e agli operai. Un uomo con un pensiero unico, monolitico, che considera la divergenza non solo una deviazione, ma un vero e proprio pericolo per la stabilità del suo mondo, un possibile attacco agli steccati con cui l’ha recintato.

Elisabetta Gnone, Jum fatto di buio. Le storie di Olga di carta. Olga è sottile come un foglio, indipendente, gentile, libera e dotata di straordinaria empatia. Vive al di là del fiume con la nonna Almida e il fedelissimo cane, Valdo. Vende le uova agli abitanti di Balicò, ma è attesa per le storie che sa raccontare così bene, così bene che non possono che essere vere. E in un certo senso lo sono,  perché ritraggono verità che appartengono a tutti, stati d’animo che intrappolano e fanno disperare e ai quali lei offre delicatamente un appiglio, una piccola luce, un sorriso che consenta il conforto e l’uscita.

Nicola Davies, Rebecca Cobb, Il giorno che venne la guerra. Il giorno che venne la guerra la bambina perde tutto e si trova da sola in un viaggio lungo e doloroso che lascia alle sue spalle il suo piccolo mondo sereno, la casa, la scuola, definitivamente perduto. La bambina, una bambina senza nome, una bambina come tanti altri bambini, bambini soli – “minori non accompagnati” li definisce la terminologia burocratica – arriva in un villaggio di baracche e scopre che la guerra è arrivata anche lì, che ha preso il cuore delle persone che le voltano le spalle, la guardano con sospetto.

Ana Juan, Anna dei Miracoli. La cura delle pagine dell’albo, nei loro aspetti contenutistici sia verbali che figurativi, la scelta di sottrarre quanto più possibile l’immediata visibilità al font, tutto porge al lettore percorsi narrativi rinnovati. I toni scuri, smorti, ripetuti e poco differenziati tra loro, decantano il racconto nella raffinata allusività delle immagini all’inquietudine di Helen, Helen Keller, che intuisce, senza comprendere, un mondo al di là delle sue possibilità di percezione, un mondo al quale non sa dare significato oltre la soddisfazione dei suoi bisogni di accudimento e contro il quale riversa la sua incontenibile ribellione. Un mondo di cui non può sognare.

Leo Lionni, Piccolo blu e piccolo giallo è un albo storico della letteratura per l’infanzia, un’opera che si potrebbe definire geniale nella sua semplicità. Affetto, gioco, cambiamenti e comprensione sono le coordinate di questo delicatissimo racconto che si avvale dell’immediatezza espressiva delle immagini accompagnate da un testo coinvolgente legato al vissuto di bambini e bambine.

Cristina Polli

“Jugendliteratur brisant”: i libri recensiti nella terza stagione (2021-2022)

Acquerello di Luigi Simonetta

“Jugendliteratur brisant”: i libri recensiti nella terza stagione (2021-2022)

Gemma Costa, Fiamma Nato da un’esperienza di volontariato con le ragazze e i ragazzi ricoverati presso il reparto di neuropsichiatria infantile all’Ospedale Bambin Gesù di Roma, Fiamma è un racconto in venti brevi capitoli resi dalla prospettiva di colei che dà il nome all’opera, Fiamma, una ragazza dagli occhiali appannati e dai maglioni coloratissimi. Nei suoi viaggi dalla Terra alla Luna e ritorno – dove Terra è la casa, la Luna l’ospedale, un luogo che Fiamma percepisce spesso come la dimora più vicina all’essenza della propria dimora – gli incontri hanno nomi, colori e sembianze dall’espressività intensa.

Patrizia Rinaldi e Nadia Terranova, Caro diario, ti scrivo… –  «Patrizia, ho un’idea: diventiamo in un diario immaginato le autrici che amiamo». Caro diario ti scrivo… nasce da un’idea di Nadia Terranova, che ne scrive all’amica Patrizia Rinaldi. Idee, mondi di parole, amicizia e amore per i libri e per le storie. Nasce così un romanzo particolare, composto e animato da pagine di diario. Sono le pagine dei diari di Matilde Serao, Beatrix Potter, Anna Maria Ortese, Emily Dickinson, Silvina Ocampo, Jane Austen, evocate dalla penna di Patrizia Rinaldi (per Matilde, Anna Maria, Silvina) e di Nadia Terranova (per Beatrix, Emily, Jane) come se fossero state scritte all’età di dodici anni dalle autrici amate, conosciute e ri-conosciute attraverso i libri su di loro e, soprattutto, attraverso i loro libri, giunti come dono di conoscenza, esplorazione e immaginazione a illuminare, da molteplici prospettive, giornate, itinerari, svolte dell’esistenza e della consapevolezza.

Michele Serra, Osso. Anche i cani sognano – Nominare il mondo, dare il nome a ogni abitante del mondo, è uno dei fili conduttori diOsso. Anche i cani sognano, testo di Michele Serra, illustrazioni di Alessandro Sanna.  Tra i protagonisti di Osso c’è un vecchio,  reduce da una «malattia che ha colpito l’umanità», che è andato a vivere ai margini della città, davanti a un bosco. La sua è dunque una posizione ‘di frontiera’. Vive in solitudine, fatta eccezione per le visite della nipotina Lucilla. Un giorno, il vecchio si imbatte in un cane dalla magrezza spettrale, il ritratto dell’essenza della fame e della privazione. Una solitudine, un abbandono, che esercitano un’attrazione, un richiamo fortissimo a riflettere su di sé e sulle proprie scelte, un invito all’aiuto e al soccorso.

Nadia Terranova, Omero è stato qui – Delle storia narrate in Omero è stato qui,  Nadia Terranova afferma che le sono state raccontate fin da quando era bambina, che ne esistono diverse versioni e che quelle da lei scelte per questo libro sono compagne delle versioni che l’autrice si è andata narrando nel corso degli anni. Sono storie che sono cresciute insieme a lei e che si sono propagate come un canto che risale dal profondo, per accordarsi, poi, con altre voci, altri canti, prossimi e distanti nel tempo e nello spazio. La costante è nel «qui», il «quartiere» di Nadia Terranova, composto da Messina, la città natale dell’autrice, dalla sua «dirimpettaia» Reggio Calabria e dall’acqua dello Stretto che le separa e le collega.

Sara Dellabella, St. Louis. Il coraggio di un capitano – Le tavole di Alessio Lo Manto, su testi di Sara Dellabella, raccontano un episodio poco conosciuto nella storia delle persecuzioni naziste: la vicenda del transatlantico St. Louis, partito dal porto di Amburgo, alla volta di Cuba, il 13 maggio 1939. La stragrande maggioranza dei passeggeri era costituita da ebrei in fuga dalla Germania; in 937 cercarono di raggiungere Cuba, ma si scontrarono contro ripetuti rifiuti e respingimenti. Il capitano Gustav Schröder dimostrò invece concreto coraggio nell’opporsi a un ritorno immediato della nave in Germania, assumendosi responsabilità e adoperandosi per garantire riparo e protezione per i profughi. Una storia di ieri che ricorda e che fa riflettere su errori e orrori di oggi.

Stefano Benni, Margherita Dolcevita – Ci sono romanzi la cui forza espressiva sa oltrepassare mode e manie, ci sono libri la cui attualità colpisce e avvince con l’energia profetica di chi sa calarsi nelle profondità più buie e innalzarsi ad altezze vertiginose e rivelatrici di ogni minuta realtà sottostante. Uno di questi prodigi è Margherita Dolcevita di Stefano Benni, la cui prima pubblicazione risale al 2005. Margherita, quattordicenne, quasi quindicenne, rotondetta con i riccioli e uno sguardo formidabile che unisce umorismo, autoironia, curiosità e attenzione, vive con la sua famiglia in una casa situata tra la città e la campagna. L’arrivo di nuovi vicini di casa porterà novità straordinarie, strabilianti e inquietanti. Che cosa succederà a Margherita e al suo mondo? Saprà cogliere i segnali e i presagi rafforzati dalle apparizioni della «bambina di polvere»?Continua a leggere ““Jugendliteratur brisant”: i libri recensiti nella terza stagione (2021-2022)”

Tempo per leggere #33: Leo Lionni, piccolo blu e piccolo giallo

Tempo per leggere #33: piccolo blu e piccolo giallo, testo e illustrazioni di Leo Lionni, Babalibri, diciannovesima edizione giugno 2020

Piccolo blu e piccolo giallo è un albo storico della letteratura per l’infanzia, un’opera che si potrebbe definire geniale nella sua semplicità. In estrema sintesi narra la vicenda di due macchie di colore, non a caso due colori primari, che si mescolano dando luogo a un nuovo colore dal quale non traspaiono i colori originari. La soluzione inizierà nel momento in cui le due macchie del colore ottenuto si scioglieranno disgregandosi nei frammenti dei propri colori originari che si spargeranno occupando uno spazio più esteso prima di essere ricomposte come macchie distinte, nuovamente separate, e contrassegnate dal proprio colore primario.
Ho voluto raccontare la storia in modo così scarno e oggettivo per mostrare la sua insita qualità poetica, la vitalità fondante di enti e avvenimenti che si rispecchiano in declinazioni e ripetizioni del vissuto di ciascuno e si rifrangono nelle conoscenze e nelle coscienze. Metafore, anafore, similitudini, non sono solo le operazioni compiute dal lettore nel percorrere la storia e ricondurla a sé,  ma sono parte del modo in cui la storia si configura nella sequenza narrativa delle illustrazioni. In questo albo, infatti, sono le illustrazioni ad avere un ruolo predominante: l’albo parla attraverso la grammatica visiva giocando con i rapporti tra colori, forme, linee, posizioni, dimensioni e collocazioni nello spazio per dar luogo a interpretazioni e elaborare significati. Poiché le illustrazioni sono per la gran parte immediatamente comprensibili, l’albo è tra le letture preferite di bambini molto piccoli attratti dai colori vivaci e forse anche dalla feconda imperfezione della tecnica del collage a strappo.
Ma il bambino ha bisogno di udire la voce che lo rassicura e gli consente di immergersi nella storia riconoscendosi nei personaggi e rivivendo emozioni e stati d’animo in scenari che diventano altri punti di riferimento per la sua crescita: l’ansia di non trovare l’amico del cuore, la gioia di riabbracciarsi e affrontare l’avventura del gioco fino alla stanchezza che fa desiderare il ritorno nella quiete della casa; ha bisogno di sentire il conforto nell’insorgere della tristezza che arriva inevitabile quando non si viene riconosciuti e si viene addirittura rifiutati perché sono scomparsi i segni dell’appartenenza. Nelle parole che ci offre Lionni è tracciata l’impronta della cura, della relazione che si realizza come dono per promuovere il benessere del bambino. Il testo è semplice e richiama l’esperienza quotidiana di relazioni, dialoghi e desideri, l’immedesimazione è immediata.
La lettura, quindi, può travalicare gli usi consueti dell’albo, la mera riduzione a spunto per laboratori sul colore o sulla multiculturalità, o sull’accoglienza del diverso. La lettura può diventare plurale, rinnovarsi ogni volta e generare una molteplicità di visioni e interpretazioni che approfondiscono il dialogo con il testo e aprono nuovi orizzonti interiori di riflessione sui luoghi, i modi, i tempi, le realtà che ci connotano. È parte della letteratura suscitare interrogativi sul nucleo profondo che ci costituisce, favorire l’accesso alla cultura  e la familiarizzazione con l’altro, è nostra scelta accettare e coltivare la permeabilità, far proprie posizioni decentrate, passare dalla richiesta etica di atteggiamenti di confronto all’attitudine che ci porta a vivere i valori nel rispetto e nel riconoscimento costanti, interiorizzare ed esprimere il pensiero critico.

Cristina Polli

 

Artista di fama mondiale, Leo Lionni è stato designer, grafico, art director, pittore, scultore, incisore, illustratore e autore di indimenticabili albi illustrati che continuano a incantare bambini e adulti.
Per conoscere Leo Lionni si può leggere https://www.milkbook.it/leo-lionni e si può consultare https://it.wikipedia.org/wiki/Leo_Lionni

 

Jugendliteratur brisant #33: Guus Kuijer, Il libro di tutte le cose

Jugendliteratur brisant #33: Guus Kuijer, Il libro di tutte le cose. Traduzione di Dafna Sara Fiano, Salani Editore 2009

Nell’introduzione al romanzo, l’autore, Guus Kuijer, racconta che è stato il narratore della vicenda, risalente al 1951, ad andare a trovarlo un giorno per fargli leggere il proprio «libro di tutte le cose».
Lo avverte: si tratta di una storia irriverente, perché è stata scritta da una persona che ha avuto un’infanzia infelice. Thomas confessa a Guus di avere avuto un’infanzia tutt’altro che spensierata. Quello che non gli è comunque mai mancato, precisa, è la fantasia, la capacità visionaria e una buona dose di umorismo. Sono tutte doti, queste, che emergono dalla lettura del breve e avvincente romanzo Il libro di tutte le cose (titolo in neerlandese, lingua dell’originale, Het boek van alle dingen), che Guus Kuijer ha pubblicato nel 2004 e che la casa editrice Salani ha pubblicato, nella traduzione di Dafna Sara Fiano, nel 2009.
Da grande, Thomas vuole diventare felice, ma all’età di dieci anni è un bambino infelice. Una delle cause dell’infelicità di Thomas è senz’altro la rigida severità di un padre il cui fanatismo religioso – pratiche devozionali alle quali obbliga tutta la famiglia si uniscono alle innumerevoli soffocanti prescrizioni e proibizioni – si accompagna alla violenza nei confronti di moglie e figli, consumata tra le pareti domestiche. È una violenza che il padre chiama «giusta correzione» e di cui ipocritamente si vergogna, senza mai, tuttavia, metterla in discussione.
Un incontro del dolce e gentile Thomas con una «strega» benevola e straordinariamente creativa, la signora Van Amersfoort, un’anziana e arguta vicina di casa, vedova di un uomo fucilato dai soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale, perché appartenente alla Resistenza, dà l’avvio a una serie di memorabili avventure, in seguito alle quali le cose subiranno una svolta significativa. Nessuno sarà la più lo stesso e molti avranno imparato che opporsi alle ingiustizie è una via che si può percorrere. In questo, oltre a Thomas, sono tante figure femminili a mostrare la possibilità di questo cammino: oltre alla signora Van Amersfoort, che dal dolore ha portato con sé la sapienza e non la vendetta, la madre e la sorella di Thomas, Margot, Eliza dalla gamba di cuoio, l’amica di Margot di cui Thomas è innamorato, la zia Pie, la moglie del fratello del padre (ipocrita e violento come lui).
La violenza in molti suoi aspetti, il silenzio complice, la vendetta cieca: questi argomenti scottanti, dolorosi e spesso considerati troppo duri per un pubblico molto giovane di lettrici e di lettori, sono affrontati con la vivacità di un’intelligenza che acuisce lo sguardo, e che dall’arte di narrare storie trae le energie per un cambiamento di prospettiva: mentre il padre di Thomas ha coperto la propria paura con uno strato spesso e greve di violenza, ammantandola con una coperta fitta di menzogne fatte passare per religiosità e rettitudine, chi ha incontrato la propria paura e la ha affrontata, ha iniziato un percorso di liberazione, nel rispetto e nell’amore per sé e per gli altri.
Le storie, quelle che si leggono, quelle che si narrano, possono illuminare la via lungo il percorso? Il libro di tutte le cose di Guus Kujer è una splendida risposta affermativa a questa domanda.

Anna Maria Curci

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Tempo per leggere #32: Ana Juan, Anna dei Miracoli

Tempo per leggere #32: Anna dei Miracoli, testo e illustrazioni di Ana Juan, traduzione di Valentina Vignoli, Logos Edizioni 2019.

Farfalle nere coprono occhi e orecchie di una bambina di cui indoviniamo l’espressione irata e inquieta, la ricerca senza direzione nella piega ostinata delle piccole labbra; le guance paffute, che le assecondano, sembrano rivelare un rifiuto, quasi fosse lei stessa un insetto chiuso in un bozzolo buio circondato da un mondo incolore e privo di forma. Così si presenta la copertina di Anna dei Miracoli, albo scritto e illustrato da Ana Juan per Logos Edizioni.
Il contenuto è una storia nota ai più: la biografia di Helen Keller. La piccola Helen nasce in Alabama nel 1880.  Prima dei due anni d’età, viene colpita da una malattia che la rende cieca e sorda. Cresce isolata dal mondo, protetta e viziata dai genitori, fino a quando la madre, tramite le American Notes di Charles Dickens, diario del viaggio in Nord America del notissimo scrittore britannico, non viene a conoscenza della vicenda di Laura Bridgman che, cieca e sorda, aveva ottenuto un notevole grado di istruzione in lingua inglese. La signora Keller contatta la scuola frequentata da Laura Bridgman, il Perkins Institute for the Blind, il quale invia Anne Sullivan presso la tenuta dei Keller.
La cura delle pagine dell’albo, nei loro aspetti contenutistici sia verbali che figurativi, la scelta di sottrarre quanto più possibile l’immediata visibilità al font, tutto porge al lettore percorsi narrativi rinnovati. I toni scuri, smorti, ripetuti e poco differenziati tra loro, decantano il racconto nella raffinata allusività delle immagini all’inquietudine di Helen che intuisce, senza comprendere, un mondo al di là delle sue possibilità di percezione, un mondo al quale non sa dare significato oltre la soddisfazione dei suoi bisogni di accudimento e contro il quale riversa la sua incontenibile ribellione. Un mondo di cui non può sognare.
L’arrivo di Anne è narrato dalla stessa Helen, come tutto il racconto che si svolge nella forma di una autobiografia fittizia:

Lasciò cadere le sue valigie cariche di sofferenza sul pavimento della veranda per avvertirmi della sua presenza. Era arrivata per non lasciarmi mai più. Era, come appresi in seguito dalle fiabe, la mia fata madrina.

L’illustrazione gioca con la natura concreta e fiabesca di questa maestra fuori dal comune, ce la rivela nella sua debolezza fisica e nell’intima sofferenza che la imbozzola più di quanto non facciano gli occhiali scuri a protezione degli occhi provati dal tracoma. Ma Anne Sullivan è un essere dotato di capacità straordinarie riassunte nell’incongruo librarsi della sua figura sulle assi della veranda. L’immagine calibra dolore e determinazione, riunisce passato e futuro nel movimento del vento che da dietro le spalle la sospinge verso il compito che le è stato affidato.Continua a leggere “Tempo per leggere #32: Ana Juan, Anna dei Miracoli”

Jugendliteratur brisant #32: Franca Cicirelli, Pan, Cremorin e il segreto della prof

Jugendliteratur brisant #32: Franca Cicirelli, Pan, Cremorin e il segreto della prof, Edizioni Giazira scritture 2022. In copertina e all’interno: illustrazioni originali di Costanza Lettieri

 

“Un’avventura cavalleresca nella 2C” potrebbe essere il sottotitolo di Pan, Cremorin e il segreto della prof di Franca Cicirelli, libro pubblicato nel marzo 2022 da Giazira Scritture nella collana “Ali di Giorgia”. Franca Cicirelli, autrice di romanzi come Le sorelle Sblendorio e di «libri per bambini, ragazzi e per chi colleziona venerdì», presenta i protagonisti, Giacomino e Maria, ribattezzatisi, per l’occasione, Cremorin (cremore di tartaro, efficace lievito) e Pan di Spagna (come il soffice dolce) alle prese con una missione: indagare le cause dell’improvvisa tristezza della professoressa di italiano nella loro classe di seconda media.
La prof, Dorabella Rossini, con il nome e il cognome che risuonano di arie e recitativi di opere liriche (Dorabella è un personaggio di Così fan tutte di Mozart, opera scritta su libretto di Lorenzo Da Ponte; Rossini non può non richiamare il compositore Gioacchino Rossini), sempre vivace, attenta, appassionata nelle sue lezioni, ha da qualche tempo un velo di malinconia sul volto.
Creare dapprima un patto di alleanza per l’avventura di ricerca e salvataggio e, contestualmente, darsi un codice sia linguistico (il vocabolario forbito di cavaliera e cavaliere dodicenni è una scelta etica) sia di comportamento, progettare poi un piano di azione secondo un metodo di indagine che unisce ragionamento e affetto, raccolta di dati empirici e sensibilità nell’interpretarli, predisposizione allo stupore e accoglienza della scoperta: questi sono i primi passi di una avventura che dall’ambientazione medievale si sposta agli ambienti scolastici, alle abitazioni, ai parchi e … agli schermi dei cellulari dei genitori, che lampeggiano incessantemente.
Nel corso degli eventi, si comprende progressivamente come mai, nella lista dei personaggi, che annoverano cavaliera, cavaliere, prof, altre alunne e alunni della 2C – Gino, Ruggero, Eva di Sterlizzi, Eleonora Alidoro detta Polimnia, la prof di matematica Delviso, i genitori degli studenti della 2C, il gatto Ippocrate di Coo e perfino il Dizionario della Lingua Italiana –  figuri, ai primi posti, Whatsapp detto Uozzap.
Pan e Cremorin scopriranno infatti che proprio la chat di Whatsapp dei genitori di alunne e alunni della 2C riveste un ruolo determinante nel «segreto della prof». Il confronto con la pioggia di 10 nelle valutazioni di studenti in altre sezioni della scuola ha scatenato valanghe di messaggini con relative esternazioni sulla ‘povertà’ dei 7 e degli 8 (per non parlare dei 6!) assegnati dalla professoressa Rossini.
Saranno gli studenti e le studentesse, prima ignari, poi resi edotti da Pan e Cremorin, a dare una lezione di saggezza, dopo uno scherzo architettato ed eseguito ad arte per burlarsi della pretesa dei genitori di vedere assegnati ai propri figli voti stratosferici. Tutto questo potrà avvenire solo dopo un confronto, una assemblea alla quale ragazze e ragazzi invitano i propri genitori e la professoressa Dorabella Rossini. Ciascuno uscirà con un dono che avrà appreso e che sceglierà di coltivare.Continua a leggere “Jugendliteratur brisant #32: Franca Cicirelli, Pan, Cremorin e il segreto della prof”

Tempo per leggere #31: Nicola Davies, Il giorno che venne la guerra

Tempo per leggere #31: Il giorno che venne la guerra, testo di Nicola Davies, illustrazioni di Rebecca Cobb, traduzione di Marinella Barigazzi, Nord-Sud Edizioni 2018.

Sembra necessario e ineludibile parlare di guerra ai bambini in questi giorni, di atrocità su cui il sussidiario di Storia sapientemente sorvola e che fortunatamente non trovano posto nelle proposte del libro di lettura. Ma oggi la situazione è cambiata.  Un Paese abitato da persone che vediamo più simili a noi nell’aspetto e nei modi di vivere, da parenti e familiari di coloro che vediamo ogni giorno nelle nostre case, nei nostri quartieri, scuole, supermercati, è stato invaso. Sono iniziati gli attacchi, i bombardamenti, le devastazioni, le fughe. L’attenzione dei media si concentra su questa realtà e gli altri luoghi di invasione, devastazione e fuga passano in secondo piano e mano a mano perdono di importanza ai nostri occhi, diventano orfane del senso di pietà, orfane delle nostre speranze di pace.
Il giorno che venne la guerra, The day war came, è stato pubblicato nel Regno Unito nel 2018 e torna oggi prepotentemente attuale. Dietro questo albo, come dietro il graphic novel St. Louis. Il coraggio di un capitano di Sara Dellabella, illustrazioni di Alessio Lo Manto, di cui ha scritto Anna Maria Curci nella rubrica “Jugendliteratur brisant”, c’è la storia di un rifiuto. L’episodio è riportato dalla stessa Nicola Davies nelle pagine dell’albo una volta conclusa la dolorosa vicenda di cui narra:
Nella primavera 2016 il governo britannico si è rifiutato di dare asilo a 3000 bambini soli figli di rifugiati. Più o meno nello stesso periodo ho sentito la storia di una bambina che non era stata accettata a scuola perché non c’era una sedia per farla sedere.
In seguito la storia venne pubblicata sul sito del Guardian.
Nei giorni seguenti centinaia e centinaia di persone hanno postato immagini di sedie vuote in segno di solidarietà con i bambini soli che avevano perso tutto, non sapevano dove andare e non avevano accesso all’educazione.
È una storia che si ripete e il potere di questo albo sta nella semplicità e nella delicatezza con cui la mette davanti ai piccoli e grandi lettori. Il connubio di parole e immagini è immediatamente comprensibile e, allo stesso tempo, capace di scuotere le coscienze, di risvegliare interrogativi scomodi nella mente degli adulti, di suscitare il calore dell’empatia nel cuore dei più piccoli e di chi  guarda con intima adesione alla storia della bambina.
Il giorno che venne la guerra la bambina perde tutto e si trova da sola in un viaggio lungo e doloroso che lascia alle sue spalle il suo piccolo mondo sereno, la casa, la scuola, definitivamente perduto. La bambina, una bambina senza nome, una bambina come tanti altri bambini, bambini soli – “minori non accompagnati” li definisce la terminologia burocratica – arriva in un villaggio di baracche e scopre che la guerra è arrivata anche lì, che ha preso il cuore delle persone che le voltano le spalle, la guardano con sospetto.
Sarà un atto segnato da profonda comprensione e gentilezza a risolvere la storia e a darci un insegnamento sulle possibilità di costruire insieme la pace.
L’albo affida alle illustrazioni di Rebecca Cobb la rappresentazione della distanza tra la bambina e ciò che la circonda, la sua impossibilità di comprendere il senso di ciò che avviene. I disegni richiamano in parte il tratto infantile, mentre devastazione e desolazione sono rese con l’impiego della grafite. Il viaggio disperato e la ripetizione delle scene che preludono al rifiuto che la bambina sperimenterà a scuola trovano sapiente corrispondenza nella scelta di opportune suddivisioni nell’unità di sguardo della doppia pagina.
Le ultime osservazioni le dedico alla traduzione e stavolta mi permetto qualche appunto. Rispetto al testo originale, una poesia che può essere letta sul sito del Guardian (https://www.theguardian.com/childrens-books-site/2016/apr/28/the-day-the-war-came-poem-about-unaccompanied-child-refugees), mancano alcune immagini, mentre altre, che avrebbero potuto evocare desideri e sogni della bambina-  I made a picture of myself with wings, per riportarne una –  sono rese con minore efficacia. Non conosco le ragioni di queste scelte, né so a cosa sono dovute, ma il confronto tra l’originale e la traduzione mi appare come un invito a una resa più fedele all’ascolto, accoglienza del vero poetico che porge la storia nella sua esperienza intera, esemplare, nelle sue connessioni con attualità non risolte.Continua a leggere “Tempo per leggere #31: Nicola Davies, Il giorno che venne la guerra”

Jugendliteratur brisant #31: Stefano Benni, Margherita Dolcevita

Jugendliteratur brisant #31: Stefano Benni, Margherita Dolcevita, Feltrinelli 2005

Ci sono romanzi la cui forza espressiva sa oltrepassare mode e manie, ci sono libri la cui attualità colpisce e avvince con l’energia profetica di chi sa calarsi nelle profondità più buie e innalzarsi ad altezze vertiginose e rivelatrici di ogni minuta realtà sottostante.
Uno di questi prodigi che scavalcano i generi – romanzo, poesia, fiaba, fantasy, commedia horror, letteratura per adolescenti – è Margherita Dolcevita di Stefano Benni, la cui prima pubblicazione risale al 2005.
Margherita, quattordicenne, quasi quindicenne, rotondetta con i riccioli e uno sguardo formidabile che unisce umorismo, autoironia, curiosità e attenzione, vive con la sua famiglia in una casa situata tra la città e la campagna. Nel secondo capitolo, intitolato La mia famiglia, la descrizione magistrale e divertente dei componenti del nucleo familiare colloca i congiunti di Margherita – e Margherita stessa, il cui nome, ampliato dal nonno in Dolcevita, usato talvolta nella versione inglese Daisy, ricorda sì il fiore di prato, ma non può non richiamare anche Gretchen, la Margherita della prima parte del Faust di Goethe, nonché il personaggio di Margherita in Il Maestro e Margherita di Bulgakov – tra l’esistenza brufolosa e tamarra del fratello maggiore Giacinto, la tranquilla e operosa attività di riciclo dei genitori (il papà Fausto che ripara di tutto, ma soprattutto biciclette, nel capannone accanto alla casa, la mamma Emma che trasforma gli avanzi nel gustoso Polpettone Yesterday, è incantata dalle puntate di una interminabile serie televisiva, Eternal Love, e ha sviluppato un amore sviscerato per i bollini che si raccolgono con la spesa al supermercato), e i pensieri divergenti del nonno Socrate, che ha visto le sirene e ogni venerdì sera balla il tango con un fantasma, doña Lupinda de Camarones Gutierrez, morta nel 1954 (a un certo punto della notte arriva il marito di doña Lupinda, sorprende la moglie a ballare con un altro uomo, così che il marito geloso e il nonno Socrate si battono a duello per tutta la notte), del fratello minore di Margherita, Erminio detto Eraclito, genio matematico e intimamente collegato, per telepatia o per qualche altro prodigio, al pensiero di nonno Socrate, e di Margherita stessa, che legge molti più libri di quanti ne richieda la scuola, è specializzata in «poesie brutte» e inizi di romanzi, prevalentemente con il cavaliere von Opferdelingen come protagonista (come non pensare a Heinrich von Ofterdingen di Novalis?) e, soprattutto, avverte presenze che altri non sanno cogliere, in particolare la bambina di polvere.
La bambina di polvere è una figura centrale nel romanzo. È storia, è fiaba, è diceria, è credenza popolare, è ricordo bruciante degli orrori della guerra, è lo sguardo azzurro della verità. La bambina di polvere ricorda una giovanissima vittima di un bombardamento. Allorché, durante la seconda guerra mondiale, una bomba centrò la sua casa e uccise tutti coloro che vi si trovavano, i suoi resti non vennero mai alla luce. Quando appare, ha messaggi fatali per coloro che sanno coglierli; quando appare, catastrofi tornano ad avverarsi.
In questa realtà comica e tranquilla, nella quale tuttavia qualcuno, pur nella minoranza, avverte il pericolo, ma viene sbeffeggiato per questo, un giorno arriva ad abitare, di fronte a loro, una sorta di bizzarra e inquietante “sunshine family”. Il cubo in cui abitano sembra mostrare efficienza e splendore, serenità e controllo sovrano della situazione. Ma le finestre sono finestre vere e proprie o schermi che proiettano una realtà solo virtuale? Le note stonate che si manifestano, prima sparute, poi, in un crescendo rapido, andranno presto a ricomporsi in un quadro dell’orrore quotidiano, dove violenza, sopraffazione, ricatto, cancellazione sono all’ordine del giorno. C’è un pensiero divergente anche in quella famiglia – un Angelo (caduto?) che diventerà messaggero e compagno di avventure di una Margherita innamorata, al ritmo, ovviamente, della canzone Song to the Siren -, ma quel pensiero è bollato come follia e nella ordinata società del controllo di massa e del privilegio dei pochi la follia viene internata, se non addirittura soppressa. Il nonno, che ha sentito cantare le sirene, non può non fiutare il pericolo; anche Margherita ed Erminio, tuttavia, cercano di mettere in guardia Fausto, Emma e Giacinto, sempre più completamente irretiti dalle promesse di successo e di omologazione. Riusciranno a sventare la catastrofe, annunciata dalla bambina di polvere che appare sempre più spesso a Margherita e ad Angelo? Ci sarà una vita dopo la catastrofe? Qualcuno ce la farà a sopravvivere? Le domande restano qui aperte, così come restano aperte nella nostra devastata quotidianità. Continua a leggere “Jugendliteratur brisant #31: Stefano Benni, Margherita Dolcevita”

Tempo per leggere #30: Elisabetta Gnone, Jum fatto di buio. Le storie di Olga di carta

Tempo per leggere #30: Jum fatto di buio. Le storie di Olga di carta, Elisabetta Gnone, paper cut di Linda Toigo, Salani 2017

 

Nel villaggio di Balicò, Olga di carta ha storie per chi desidera accogliere le sue parole. Le vicende del villaggio si intrecciano agli snodi del racconto e dell’ascolto, luoghi della relazione con l’Altro e con il sé da curare e da scoprire.
Olga è sottile come un foglio, indipendente, gentile, libera e dotata di straordinaria empatia. Vive al di là del fiume con la nonna Almida e il fedelissimo cane, Valdo. Ogni mattina e ogni sera Trinchedo Cod, che si è guadagnato il soprannome di Barcabroncio, la traghetta tra le sponde del fiume. Quasi come un Caronte, il barcaiolo è figura oscura, misteriosa e poco incline a rivelarsi, vive di poco e concede pochissimo. Nel suo ombroso riserbo sa e comprende.
Olga vende le uova agli abitanti di Balicò, ma è attesa per le storie che sa raccontare così bene, così bene che non possono che essere vere. E in un certo senso lo sono,  perché ritraggono verità che appartengono a tutti, stati d’animo che intrappolano e fanno disperare e ai quali lei offre delicatamente un appiglio, una piccola luce, un sorriso che consenta il conforto e l’uscita. Sono storie che parlano dell’ingordigia di lacrime e dolore dell’informe e nefasto Jum, essere fatto di buio e invidioso di chi ha un’ombra perché lui non può averla. Jum ha un fiuto incredibile per le lacrime portate dalla disperazione della perdita e dalla mancanza, parassita le sue vittime rinfocolando dolore e dipendenza perché continui la simbiosi. Ma Olga nei suoi racconti lascia scoprire che c’è sempre un modo, un’occasione, una ragione inaspettata che fa allontanare Jum fatto di buio, che lo costringe ad andarsene perché la fonte di lacrime a cui si abbevera è esaurita e finalmente si torna a sorridere e sperare, si torna a guardare il presente, si accettano e si rielaborano le perdite inevitabili, si attua la trasformazione.
Tra i personaggi del villaggio, figurine stilizzate in atteggiamenti e pose che le collocano in un mondo senza tempo, complici i nomi da operetta, c’è la barbiera Parnisèl Dipì, detta Tomeo, che riconosce il potere delle storie di Olga (pagina 13):

“Una bambina che ha scoperto come vincere la paura” sosteneva la barbiera che all’animo umano faceva barba e capelli ogni giorno.
“Paura di cosa?” chiedevano gli altri.
“Dei mostri che mette nelle sue storie. dei quali tutti noi abbiamo paura”
Non fu mai tanto vero come quando Olga raccontò la storia di Jum…

Non è un caso che Tomeo e Erisina Casol, detta la Casolina, siano i numi tutelari della piccola Olga: sono donne belle e gentili che hanno accolto con coraggio il loro destino, hanno affrontato rinunce e perdite e hanno saputo capire che il futuro è avanti. Parnisèl si lascia a volte andare alla malinconia del ricordo, il sapore che rende più completa la sua decisione di continuare il lavoro dell’amato marito scomparso giovane. La Casolina è la straniera che è capace di uno sguardo più lucido sulle vicende del villaggio e grazie a questo provvidenziale distacco riesce a difendere Olga dagli attacchi che subisce da chi non ha ascoltato con mente e cuore ciò che raccontava. La fama di Jum corre di bocca in bocca, la sua entità si distorce e assume i connotati di un mostro mangia budella da stanare con appostamenti e fucilate.Continua a leggere “Tempo per leggere #30: Elisabetta Gnone, Jum fatto di buio. Le storie di Olga di carta”

Jugendliteratur brisant #30: Sara Dellabella, St. Louis. Il coraggio di un capitano

Jugendliteratur brisant #30: Sara Dellabella, St. Louis. Il coraggio di un capitano. Disegni di Alessio Lo Manto. Prefazione di Ruth Dureghello, Round Robin Editrice 2021

 

Le tavole di Alessio Lo Manto, su testi di Sara Dellabella, raccontano, per la collana “Graphic Novel” e nell’ambito di un progetto in collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, un episodio poco conosciuto nella storia delle persecuzioni naziste: la vicenda del transatlantico St. Louis, partito dal porto di Amburgo, alla volta di Cuba, il 13 maggio 1939.
La stragrande maggioranza dei passeggeri era costituita da ebrei in fuga dalla Germania; in 937 cercarono di raggiungere Cuba, ma si scontrarono contro ripetuti rifiuti e respingimenti. Le storie dei singoli passeggeri ebbero esiti diversi. Cionondimeno tutti loro dovettero sperimentare l’amara trasformazione di un itinerario che doveva essere di salvezza in una serie di vicissitudini dolorose. Il regista Stuart Rosenberg, che nel 1976 girò un film su questa storia, lo chiamò Il viaggio dei dannati.
Centinaia di vite furono in balia non solo della barbarie nazista, dalla quale fuggivano, ma anche dell’ottuso ed egoistico diniego all’accoglienza, manifestato da parecchi Stati.
Il capitano Gustav Schröder, dimostrò invece concreto coraggio nell’opporsi a un ritorno immediato della nave in Germania, assumendosi responsabilità e adoperandosi per garantire riparo e protezione per i profughi. Dopo il respingimento di Cuba, degli Stati Uniti, del Canada – che il 7 novembre 2018 si è scusato, attraverso le parole del primo ministro Justin Trudeau, per non aver concesso asilo ai passeggeri del St. Louis -, il capitano Schröder promosse le trattative che portarono Regno Unito, Francia, Belgio e Paesi Bassi ad accogliere rispettivamente 288, 224, 214 e 181 passeggeri.Continua a leggere “Jugendliteratur brisant #30: Sara Dellabella, St. Louis. Il coraggio di un capitano”

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