Jugendliteratur brisant #14: Ian McEwan, L’inventore di sogni

Jugendliteratur brisant #14: Ian McEwan, L’inventore di sogni. Traduzione di Susanna Basso, Einaudi 2002

Invenzione e sogno: gli elementi fondamentali di tante storie e, in particolare, di quelle storie alimentate da una verità altra (e più ‘alta’ nel suo mirare all’universale) rispetto alla mera cronaca dei fatti si fondono qui per animare le avventure di Peter Fortune, il protagonista del romanzo di Ian McEwan L’inventore di sogni.
Sette storie – Le Bambole, Il Gatto, La Pomata Svanilina, Il Prepotente, Il Ladro, Il Piccolo, I Grandi – che seguono un prologo a mo’ di presentazione, Due parole su Peter, prendono l’avvio da scene di quotidiana vita familiare, per essere più precisi da moti di insofferenza di Peter nei confronti di presenze abituali, viventi o inanimate (ma pronte, anche queste, a prendere vita).
È la reazione di Peter a rendere l’insofferenza iniziale un processo creativo e non, come avviene invece per molti altri, la causa di scoppi di rabbia incontrollata o di ripiegamento su di sé, di isolamento.
La capacità di Peter di sognare ad occhi aperti rovesciamenti magici di ruoli (Il Gatto, Il Piccolo, I Grandi), unguenti che fanno sparire famiglie intere (La Pomata Svanilina), il perturbante che prende vita in una vecchia bambola, “la Cattiva” (Le Bambole), o nello svelamento dell’identità di un misterioso rapinatore (Il Ladro), la contromossa inattesa e vincente al bullo della scuola (Il Prepotente): tutto questo non è soltanto un antidoto alla noia e alle noie della vita ‘normale’, ma è anche, e soprattutto, contromisura sensata e sensibile al dilagare della paura.
Anche McEwan, autore di romanzi che hanno appassionato tanti lettori anagraficamente non più bambini – come Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Amsterdam, Chesil Beach, Solar, La ballata di Adam Henry e il sorprendente ‘amletico’ Nel guscio –  sembra condividere con Daniel Pennac la convinzione, che “è sempre solo questione di paura”. Paura come sentimento che ogni individuo prova, per ragioni diverse, ma anche Paura come meccanismo, motore primordiale, presenza costante e, non di rado, arma impropria usata per sottomettere, manipolare, controllare, dominare.
È bene allora conoscere, di questa Paura, leve, trabocchetti, terreni fertili, proprio come fa, e si propone di continuare a fare, Peter Fortune, il provetto sognatore, che sogna la vita e le sue meraviglie e, per sé, un futuro di scienziato creatore di invenzioni benefiche.
Ecco che allora l’invenzione e il sogno si uniscono, ancora una volta, per formulare un vero e proprio Invito alla meraviglia, come recita il titolo del libro di Ian McEwan (il sottotitolo è Per un incontro ravvicinato con la scienza) pubblicato in Italia in questo anno 2020, anch’esso nella efficace traduzione di Susanna Basso: cinque saggi che invitano a riscoprire la meraviglia e il piacere della scoperta, dell’esplorazione, della creatività, anche quando questa non è coronata dal successo.

Anna Maria Curci

 

Quando Peter Fortune aveva dieci anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però non capiva in che senso. Non si sentiva per niente difficile. Non scaraventava le bottiglie del latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue, e neppure se la prendeva con le caviglie di sua nonna quando giocava con la spada, anche se ogni tanto aveva pensato di farlo. Mangiava di tutto, tranne, s’intende il pesce, le uova, il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate. Non era più rumoroso, più sporco o più stupido degli altri bambini. Aveva un nome facile da dire e da scrivere e una faccia pallida e lentigginosa, facile da ricordare. Andava tutti i giorni a scuola come gli altri e senza fare poi tante storie. Tormentava sua sorella non più di quanto lei tormentasse lui. Nessun poliziotto era mai venuto a casa per arrestarlo. Nessun dottore in camice bianco aveva mai proposto di farlo internare in un manicomio. Gli pareva, tutto sommato, di essere un tipo piuttosto facile. Che cosa c’era in lui di così complicato?
Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L’altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo più gli piaceva prendersi un’ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri.
Il guaio è che i grandi si illudono di sapere cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni. Ed è impossibile sapere di una persona che cosa pensa, se quella persona non lo dice. La gente vedeva Peter sdraiato per terra un bel pomeriggio d’estate, a masticare un filo d’erba o a contemplare il cielo. «Peter! Peter! A che cosa pensi?» gli domandavano. E Peter si rizzava a sedere di soprassalto dicendo: «A niente. Davvero!» I grandi sapevano che nella sua testa qualcosa doveva pur esserci, ma non riuscivano né a vedere né a sentire che cosa. Dirgli di smettere non potevano, non sapendo che cosa stesse facendo. Magari stava pensando di dare fuoco alla scuola, o di dare sua sorella in pasto a un alligatore, o di scappare di casa a bordo di una mongolfiera, ma loro non vedevano altro che un ragazzino tutto preso a contemplare il cielo senza battere ciglio, un ragazzine che, se qualcuno lo chiamava, neppure rispondeva.
Quanto a stare per conto suo, be’, neanche quello ai grandi andava giù. A mala pena sopportano che lo faccia uno di loro. Se ti unisci alla compagnia, la gente sa che cosa ti passa per la mente. Perché è la stessa cosa che sta passando per la mente degli altri. Se non vuoi fare il guastafeste, devi unirti alla compagnia. Ma Peter non la pensava così. Non aveva niente in contrario a stare con gli altri quando era il caso. Ma la gente esagera. Anzi, secondo lui, se si fosse sprecato un po’ meno tempo a stare insieme e a convincere gli altri a fare lo stesso, e se ne fosse dedicato un po’ di più a stare da soli e a pensare a chi siamo e chi potremo essere, allora il mondo sarebbe stato un posto migliore, magari anche senza le guerre.
A scuola Peter spesso lasciava Peter seduto nel banco, mentre la sua mente partiva per lunghi viaggi, ma anche a casa gli era capitato di avere delle noie per quei sogni a occhi aperti. Un Natale il padre di Peter, Thomas Fortune, stava sistemando le decorazioni in soggiorno. Detestava fare quel lavoro. Diventava sempre di cattivo umore. Quella volta, doveva attaccare dei nastri in alto in un angolo. Be’, proprio in quell’angolo c’era una poltrona e seduto su quella poltrona a fare niente di speciale, c’era Peter.
– Non ti muovere, – disse Mr Fortune. – Adesso salgo sulla poltrona per arrivare al muro.
– Va bene, – disse Peter. – Fa’ pure.
Ed ecco Mr Thomas Fortune salire sopra la poltrona, e Peter salire in groppa ai suoi pensieri. A vederlo si sarebbe detto che non faceva nulla, ma in realtà era occupatissimo. Si stava inventando un modo emozionante di scendere dalle montagne con un attaccapanni e una corda ben tesa tra due pini. Continuò a pensarci mentre suo padre stava ritto sullo schienale della poltrona, ansimando e stirandosi per arrivare al soffitto. Come si poteva fare, pensava intanto Peter, per scivolare senza andare a sbattere negli alberi che tenevano la corda?
Chissà, forse l’aria di montagna stuzzicò l’appetito di Peter. Fatto sta che in cucina c’era un pacchetto nuovo di biscotti al cioccolato. Non era bello continuare a ignorarli. Peter non fece in tempo ad alzarsi che sentì alle sue spalle un orrendo frastuono. E si voltò proprio mentre suo padre cadeva a testa prima nel buco tra la poltrona e il muro. Poi Mr Fortune riapparve, per prima la testa di nuovo. Sembrava deciso a fare Peter a pezzettini. Dall’altra parte della stanza, la mamma si teneva stretta la mano sulla bocca per non farsi sorprendere a ridere.
– Oh, scusa papà, – disse Peter. – Mi ero dimenticato che eri lì. (pp. 3-6)

 

Ian McEwan, nato nel 1948 a Aldershot, è autore di due raccolte di racconti: Primo amore, ultimi riti (Somerset Maugham Award 1976) e Fra le lenzuola; un libro per ragazzi: L’inventore di sogni; un libretto d’opera: For You; il saggio Blues della fine del mondo e la raccolta di saggi Invito alla meraviglia (che contiene anche Blues alla fine del mondo); il romanzo breve Il mio romanzo viola profumato e i romanzi Il giardino di cementoCortesie per gli ospitiBambini nel tempo (Whitbread Novel of the Year Award 1987), Lettera a BerlinoCani neriAmsterdam (Booker Prize 1998), SabatoSolarMieleNel guscioMacchine come me e Lo scarafaggio.
Dai romanzi L’amore fataleEspiazioneChesil Beach e La ballata di Adam Henry sono stati anche realizzati adattamenti per il grande schermo.
Nel 2015 il regista italiano Giuseppe La Russa ha presentato il film L’inventore di sogni, tratto dal romanzo di Ian McEwan. Girato tra luglio e agosto 2014 prevalentemente a Polizzi Generosa, sulle Madonie, e, in piccola parte, sulla spiaggia di Lascari, è stato completato a maggio del 2015. È la storia di Pietro Fortuna, undicenne che vive a Polizzi insieme ai genitori  e a una sorella più piccola. Come Peter Fortune, ha una grande voglia e una grande capacità di sognare ad occhi aperti.

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